GEORGES PERROS
PAPIERS COLLÉS
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Collana Ossidiana
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2026, pp. 216
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isbn: 979-12-80475-15-2
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€ 22,00
«Ci sono persone maniacali che nei margini del libro tagliato febbrilmente non riescono a trattenersi dal deporre, guidati dall’istinto, il risultato a malapena intelligibile della loro riflessione. E così, accanto al libro letto creano un’opera ibrida.
Talvolta capita che le loro osservazioni siano più interessanti del discorso che le ha suscitate.
Io che sono un annotatore incallito, su quale margine posso scrivere se non su quello dell’immenso libro aperto che è la vita? E cos’è questa vita se non il testo dell’Altro, follemente reclamato?».
Georges Perros, attore, scrittore, poeta in prosa, viveva e scriveva dai margini del libro, della vita, da quella Bretagna magica, ancestrale, specchio deformato dalla prossimità del mare, dove aveva deciso di abitare, a Douarnenez, lontano dai clamori di Parigi. Scriveva su pezzi di carta, frammenti di giornale, scatole di fiammiferi, sui margini ingialliti dei libri. Al di fuori del centro. Come se la marginalità, l’essere decentrati, rispetto la costruzione di un’opera, la topografia di un centro, contribuisse a sciogliere quelle sovrastrutture che nei romanzi annegano la verità di un libro. Senza clamore Perros ci dice che non esiste letteratura sperimentale, che l’esperimento allontana dalla vita. Così questi suoi Papiers collés, pubblicati per la prima volta in lingua italiana, sono consapevoli della necessità di naufragare insita in ogni vera opera. Consapevoli del carattere frammentario di ogni opera, che è sempre lacerata, aperta, errante, alla ricerca di quell’unità perduta, riflesso cangiante della vita, o forse sua essenza segreta.
«Non appena un uomo avverte l’eternità, l’istante si stacca dal chiodo».